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La torcia led è uno di quei dispositivi che, se non lo si possiede, se ne sente immediatamente la mancanza, perché risulta estremamente utile in casa in tante circostanze della giornata.

Avere al proprio fianco una torcia led è sempre una sicurezza e permette di fare fronte a situazioni di emergenza o di lavoro e, per questo motivo, è molto importante saper scegliere la torcia led più indicata per le proprie esigenze.

Quando ci si trova a dover scegliere una torcia led, ci si accorge come non sia tanto facile individuare il modello migliore, perché la scelta è molto ampia e ci sono tantissimi tipi sul mercato. Se si è al primo acquisto, è bene considerare i fattori principali che differenziano tra di loro i modelli di torce esistenti. Solo in questo modo, sarà possibile trovare più facilmente quello che si sta cercando.

Tra i fattori di maggiore impatto nella selezione del modello più adatto, il prezzo è uno di quelli più importanti.

Definire il proprio budget permette di concentrarsi soltanto su un gruppo ben definito di prodotti ed andare a focalizzarsi, con più attenzione, su altri dettagli importanti, come il peso e le dimensioni della torcia, le modalità di illuminazione disponibili, la quantità di lumens ed il tipo di LED impiegati, il tipo di batterie utilizzate per l’alimentazione (se di tipo tradizionale usa e getta, cioè le batterie di tipo AAA o AA, oppure ricaricabili, oppure al litio).

La torcia led da acquistare

Tra gli elementi che incidono maggiormente nella scelta, come dicevamo prima, il prezzo è quell’aspetto che può consentirci, meglio di altri, di circoscrivere meglio la scelta della migliore torcia potente per casa: infatti, più sarà curato il design, più l’involucro sarà resistente alle cadute o, magari, addirittura impermeabile, più lunga la durata della batteria e più profonda la capacità di illuminazione di oggetti distanti, maggiore sarà il prezzo di acquisto della torcia. Alcuni modelli di torcia sono capaci di funzionare anche in totale immersione e, pertanto, sono utilissimi per chi ad esempio va a pesca.

Tra i componenti che differenziano la torcia, il riflettore è uno dei più importanti perché ci consente di capire, con facilità, quanto distante potrà arrivare l’illuminazione. Se è realizzato in vetro, sarà migliore di uno realizzato in materiale plastico.

Altro aspetto da considerare sempre con attenzione è la tipologia di batteria adottata. Quando la nostra necessità è quella di utilizzare occasionalmente la torcia, andrà bene anche usare batterie normali, quelle usa e getta, mentre sarà sicuramente molto meglio ricorrere a batterie ricaricabili se pensiamo di dover utilizzare con frequenza la torcia, in modo da poter risparmiare sui costi di sostituzione, visto che questo tipo di batterie possono essere sottoposte a numerosi cicli di ricarica per tutta la durata della loro vita.

Tecnologia

La legge 40, norma che nell’ordinamento civile italiano disciplina la procreazione medicalmente assistita, ha ricevuto una nuova bocciatura dall’Europa, e precisamente dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Europa Oggi

Occhio per occhio… e dente per dente. Se il governo tecnico presieduto dal bocconiano Mario Monti era nato per togliere all’Italia le castagne dal fuoco (altissimo) dello spread, mandando a casa il governo Berlusconi IV, il Pdl gli aveva restituito il favore. Togliendo la maggioranza durante le votazioni parlamentari relative a importanti decreti legislativi, aveva convinto Monti a rimettere la propria carica, e aprire la strada a nuove elezioni.

L’attuale Presidente del Consiglio, colto e misurato, aveva detto che non si sarebbe candidato. Si è poi smentito da solo, e in questa interminabile campagna elettorale si fatica a riconoscere l’uomo dall’aplomb inscalfibile dei mesi precedenti.

Arriva fresca fresca la dichiarazione shock di Monti: l’Italia attraversa una nuova Tangentopoli. Il vero uppercut però viene piazzato con le frasi ho ereditato il governo da cialtroni, e “l’Italia è un paese importante, è un paese del G8, e certo può anche cadere nel ridicolo come è accaduto per l’atteggiamento ridicolo tenuto da qualcuno in passato”. Sarà anche più educato dire “qualcuno” senza nominare direttamente il soggetto della frase, ma non potrebbe essere più chiaro di così quale sia il bersaglio.

Allo stesso bersaglio viene imputato di aver ostacolato l’azione del governo tecnico riguardo l’approvazione di una legge anti-corruzione. Le norme che sono passate sono perciò ancora insufficienti a contrastare un fenomeno che, nelle parole di Monti, è tornato ai livelli dell’inizio degli anni novanta.

L’ultima rivelazione del Presidente attiene a ciò che gli fu offerto per non candidarsi alle politiche: il Quirinale, o comunque “una posizione di vertice”, offerta che lui ha rifiutato in maniera netta. Quali altri scoop arriveranno prima delle elezioni?

Cittadini

Non c’è un solo modo per essere cittadini, soprattutto se quell’unico modo vuol dire subire passivamente ciò che ci arriva dall’esterno. Il Prosumer Report 2013, redatto dalla società Havas Worldwide e intitolato in questa edizione “Il nuovo ruolo del cittadino-consumatore e il suo comportamento nella società”, ci mostra infatti che ci sono altre vie per esprimere la propria appartenenza alla comunità, e che i cittadini più consapevoli, partecipativi e determinati, grazie alla rete, saranno la leva del cambiamento sociale.

Parlando di consumi, la categoria dei cosiddetti prosumer ribalta lo stereotipo dell’uomo medio in balia dei sofisticati strumenti di comunicazione nell’arsenale delle aziende. Questi nuovi consumatori sono aperti verso le innovazioni, vogliono sapere di più su ciò che acquistano e dunque cercano spontaneamente informazioni e resoconti, e interagiscono in maniera attiva con i marchi stessi. Tale segmento di popolazione è quello più avanzato dal punto di vista dell’anticipare i cambiamenti che verranno.

Volendo fare un esempio, un prosumer che deve fare un acquisto online si servirà sia di portali generalisti come ebay annunci, sito appunto che raccoglie annunci per categoria merceologica, sia dei nuovi siti che mettono a confronto i prezzi come idealo, e magari anche dei social network, leggendo sulle pagine business cosa ne pensa chi ha già comprato prodotti di quella marca.

In un contesto in cui i cittadini diventano più accorti nei confronti delle tecniche di marketing, le aziende soffrono di una doppia crisi: da un lato una crisi della creatività, che deve rivedere i propri meccanismi in un panorama comunicativo radicalmente mutato rispetto al potere assoluto dei mass media, dall’altro meno risorse economiche, e dunque meno soldi da spendere in pubblicità.

Come si esce da questo impasse? Soltanto avendo il coraggio di rischiare creativamente e di interagire con i propri clienti si può uscire vittoriosi dalla crisi.

Società

Crisi dei consumi si, ma non di tutti. Almeno stando alla rilevazione effettuata da Ismea/GFK Eurisko che evidenzia come la spesa di prodotti biologi in Italia sia addirittura cresciuta. Continua così una tendenza positiva che giá nel 2011 aveva fatto segnare un più 9% e che è continuata nel 2012 con un più 7,3%. Non c’è d’altronde da meravigliarsi se si considera che in Italia il cibo biologico ha segnato un netto incremento, diventando uno dei mercati più interessanti e superando in quanto a performance Paesi quali la Germania o il Regno Unito, da sempre grandi estimatori ( e consumatori) di prodotti bio. Il giro d’affari che muove il settore del bio in Italia, tra consumi ed esportazioni, è pari a 3 miliardi di euro.

Cosa comprano le famiglie italiane in particolare? Quali sono i cibi bio che prediligono?

Al primo posto troviamo le uova: quelle biologiche rappresentano il 13% della spesa bio totale, nonostante abbiano sofferto di un leggero calo rispetto al 2011 pari all’1,9%. Rappresentano l’8,8% le marmellate e le confetture, seguite dal latte con l’8,6%. Queste tipologie di prodotti sono anche quelle che coprono i tre quarti della spesa totale. L’acquisto di yogurt biologico è calato invece del 4,1% rispetto al 2011, anche se copre ancora l’8,2%. In generale si osserva come sia cresciuto il consumo di pasta, pane e riso con un più 8,9%, quello difrutta e verdura, con il più 7,8% e i latticini e i formaggi con il più 4,5%.

Per quanto riguarda la distribuzione dei prodotti biologici si evidenzia un forte aumento di spesa presso i discount con un più 25,5% rispetto al 2011, mentre i supermercati e gli ipermercati hanno segnato un più 5,5%. Risparmiare sul cibo quindi si può, purchè sia bio.

Ecologia

Alla fame di cemento delle nostre società occidentali si contrappone, quasi per un beffardo contrappasso, il proliferare di strutture abbandonate, costruite e mai utilizzate, spazi rovinati da edifici incompleti e lasciati a se stessi, tra detriti e sporcizia. Dall’osservazione del degrado delle aree urbane e metropolitane è nato il progetto (Im)possible living – e il sito impossibileliving.com – una sorta di censimento digitale delle incompiute nel mondo.

L’obiettivo di (Im)possible living, a parte il lavoro di catalogazione, è quello di sensibilizzare chi vive le città e vede ogni giorno quegli edifici abbandonati, e stimolare quanto possibile il recupero. Perché infatti costruire ex novo, quando ci sarebbero tante strutture da valorizzare e recuperare? Se lo sono chiesto i fondatori del progetto Daniela Galvani e Andrea Sesta, i quali, con uno spirito idealista, sperano che la community online possa corrispondere poi a una comunità reale sul territorio. Galvani è un architetto esperta di edilizia sostenibile, mentre Sesta un ingegnere che lavora per Vodafone.

Dopo il lancio del sito impossibleliving.com nel 2011, le segnalazioni sono fioccate, e dalle circa 350 del primo anno sono ora più di mille. Foto e informazioni sugli edifici non sono limitati all’Italia, in quanto anche molti utenti stranieri, soprattutto tedeschi, spagnoli, irlandesi e inglesi, hanno dimostrato di apprezzare il progetto basato sulla riqualificazione.

La seconda fase del progetto, o fase operativa, è quella di fare di (Im)possible living una start-up, con sette professionisti che analizzano il mercato immobiliare per appurare se i recuperi siano poi effettivamente praticabili nella realtà, contattando i proprietari e cercando il dialogo con le comunità locali. Una bella svolta che dal virtuale rende più bello e abitabile il nostro ambiente reale.

Società

Un’interessante indagine condotta da Audiweb ci porta a riflettere sul rapporto tra gli italiani e il web. Un rapporto che a prima vista stupisce, se paragonato a quello di altri Paesi, dato che in Italia sono più presenti gli uomini sul web, rispetto al gentil sesso. Ma attenzione, un altro dato stupisce ancora di più: nel corso del mese di gennaio 2013 infatti si è registrato un grosso incremento di over 55 collegati alla rete: il 17% in più uomini e il 22% in più donne.

I dati si riferiscono a quei 29,6 milioni di utenti che si sono collegati da pc in internet e rivelano come nell’arco di un anno l’audience in rete sia cresciuta del 10,2%. La fascia d’età compresa tra i 35 anni e i 45 anni è stata quella più rappresentata, ma se si considerano gli utenti che navigano via dispositivo mobile, sono i più giovani a trionfare. Le donne più mature vengono attirate dal web e sono le donne del resto che alimentano l’e-commerce. Eppure non sembrano poi subire tanto il fascino del social network per eccellenza, l’onnipresente Facebook. Se i maschietti italiani amano mostrarsi su Facebook, in realtà la maggior parte degli utenti italiani naviga alla ricerca di video: si parla di 49 milioni di video visti con una media di 26 minuti e 38 secondi a persona.

Su Youtube la popolazione sembra essere quella che va dai 30 ai 40 anni. Una popolazione eterogena, di diverse etá e che naviga da diversi dispositivi, sia fissi che mobile, è questo lo specchio dell’Italia connessa.

La fotografia che ci mostra Audiweb quindi è molto più sfaccettata rispetto al cliché che vede il ragazzino attaccato allo schermo: anche la sua mamma ama navigare sempre di più.

Società

All’apertura della fiera SolarExpo a Milano è stato presentato il rapporto dell’Epia, l’associazione europea delle industrie fotovoltaiche, che ha fatto luce sul futuro del mercato europeo nei prossimi anni. Sulla base dei dati raccolti l’associazione ha definito le prospettive future come incerte.

Un’affermazione questa che si spiega alla luce della diminuzione di fatturato che ha fatto registrare il fotovoltaico nel 2012 in Europa, un calo per la prima volta in dieci anni, pari al 60%. Una percentuale molto alta, che apre dibattiti e discussioni sulle prospettive e le possibili soluzioni. Urgono quindi misure atte a sostenere il comparto, anche perché se ad oggi il fotovoltaico copre il 2,6% della domanda di elettricità in Europa, nel 2020 potrebbe arrivare a soddisfarne tra il 4% e il 12%.

Tutto sta alle politiche dei singoli Stati, anche alla luce delle nuove decisioni adottate nei confronti della Cina. Secondo infatti il presidente dell’associazione dei produttori EU Prosun, Milan Nitzschke, il mercato europeo attraversa una crisi così difficile anche per via del dumping, ovvero l’atteggiamento monopolistico cinese. Proprio nel corso del SolarExpo è giunta la notizia che la Commissione ha deciso di stabilire dei dazi antidumping alle aziende cinesi che esportano moduli in Europa, dazi la cui percentuale varia da un minimo del 36% a un massimo del 68%.

La Cina infatti, violando il diritto commerciale europeo, ha contribuito all’aggravarsi delle condizioni dell’intero settore, ma con la decisione della Commissione si potrà ora porre un argine a pratiche commerciali non accettate nell’Unione. Al SolarExpo si distinguono numerose aziende italiane che nonostante le difficoltà non hanno mai accantonato la voglia di innovare: non solo i grandi attori del settore, ma anche realtà piccole e medie che spesso collaborano tra loro per massimizzare le proprie eccellenze.

Ecologia

Quanti sono i cittadini italiani? Quanti immigrati residenti nel nostro Paese? A questa ed altre domande rispondono i dati aggiornati pubblicati dall’Istat, relativi al 2012. Da nord a sud della Penisola sono 59.685.227 le persone con residenza italiana, di cui il 7,4%, circa 4 milioni e 300mila persone, di provenienza straniera. La popolazione è cresciuta rispetto all’anno precedente dello 0,5%, un aumento dovuto a una revisione del sistema delle anagrafi e al flusso migratorio da altri Paesi che compensa il saldo naturale, che altrimenti sarebbe di segno negativo.

Le statistiche più recenti confermano il trend ormai consolidato del calo delle nascite: in confronto con il 2011 sui parla di 12.399 nuovi nati in meno, il 2,3%, con picchi più accentuati nelle regioni del sud, del centro Italia e nelle due isole maggiori.

Questo dato sconfortante viene però in parte controbilanciato dall’aumento dei neonati stranieri, la cui incidenza sul dato relativo alle nascite compie un balzo in avanti: dal 4,8% di 13 anni fa si è passati al 14,9% del 2012. La scarsa propensione alla procreazione delle italiane in età riproduttiva non è del tutto compensata da quella delle donne straniere, e l’Istat aggiunge che, oltre alle tendenze note, anche la crisi economica potrebbe essere tra i fattori responsabili del declino.

Più che mai perciò torna alla ribalta il dibattito relativo alla modifica delle norme per diventare cittadini italiani, e in particolare intorno allo ius soli, il “diritto del suolo” secondo cui l’italianità è conseguente alla nascita nel territorio nazionale.

Riportiamo infine il dato sul numero di famiglie: in Italia sono approssimativamente 25 milioni e 873 mila, con un numero medio di membri di 2,3.

Cittadini

Mentre l’Europa si interroga per trovare soluzioni possibili alla crisi che da troppo tempo sta attanagliando, in misura diversa, tanti Stati membri, la Croazia diventa il 28esimo Stato a farne parte. Un percorso lungo e difficoltoso quello che ha contrassegnato la storia croata, in particolar modo quando 22 anni fa si separò dalla Jugoslavia. Era il 1995 quando finì la guerra contro la Serbia. Nel 2004 fu la Slovenia la prima delle Repubbliche dell’ex Jugoslavia ad entrare ufficialmente nell’Unione Europea e nel 2005 la Croazia avviò i negoziati di adesione con Bruxelles. L’anno scorso il 66% dei cittadini croati si é dichiarato favorevole all’entrata della Croazia nell’Unione.

Eppure sembra che il risultato di appena un anno fa non rispecchi fedelmente il sentimento attuale dei croati, preoccupati dall’entrata nell’EU per via della difficile situazione economica che stanno attraversando. Da una parte infatti l’adesione all’Europa unita rappresenta un definitivo superamento di quello che fu un passato sanguinoso e sofferto, dall’altra però implica anche il sottostare a determinati meccanismi, in materia sopratutto finanziaria, che non pochi problemi stanno creando ad altri Paesi europei.

La Croazia vive da cinque anni un periodo di recessione e si caratterizza per alti indici di debito pubblico. La disoccupazione, specialmente quella giovanile, é molto alta e occupa il terzo posto in Europa. Al primo troviamo la Grecia con il 59%, al secondo la Spagna con il 55% e la Croazia con il 51%. Anche le previsioni per il futuro non sono rosee e per il 2014 si stima un ripresa di appena lo 0,2%. Sempre nel 2014 il debito pubblico potrebbe arrivare a sfondare il 60%, abbondantemente oltre quelle che sono le soglie massime fissate dall’UE. Una situazione, quella croata, particolarmente delicata (qui un’analisi dettagliata).

Europa Oggi