Categoria: Società

Non c’è un solo modo per essere cittadini, soprattutto se quell’unico modo vuol dire subire passivamente ciò che ci arriva dall’esterno. Il Prosumer Report 2013, redatto dalla società Havas Worldwide e intitolato in questa edizione “Il nuovo ruolo del cittadino-consumatore e il suo comportamento nella società”, ci mostra infatti che ci sono altre vie per esprimere la propria appartenenza alla comunità, e che i cittadini più consapevoli, partecipativi e determinati, grazie alla rete, saranno la leva del cambiamento sociale.

Parlando di consumi, la categoria dei cosiddetti prosumer ribalta lo stereotipo dell’uomo medio in balia dei sofisticati strumenti di comunicazione nell’arsenale delle aziende. Questi nuovi consumatori sono aperti verso le innovazioni, vogliono sapere di più su ciò che acquistano e dunque cercano spontaneamente informazioni e resoconti, e interagiscono in maniera attiva con i marchi stessi. Tale segmento di popolazione è quello più avanzato dal punto di vista dell’anticipare i cambiamenti che verranno.

Volendo fare un esempio, un prosumer che deve fare un acquisto online si servirà sia di portali generalisti come ebay annunci, sito appunto che raccoglie annunci per categoria merceologica, sia dei nuovi siti che mettono a confronto i prezzi come idealo, e magari anche dei social network, leggendo sulle pagine business cosa ne pensa chi ha già comprato prodotti di quella marca.

In un contesto in cui i cittadini diventano più accorti nei confronti delle tecniche di marketing, le aziende soffrono di una doppia crisi: da un lato una crisi della creatività, che deve rivedere i propri meccanismi in un panorama comunicativo radicalmente mutato rispetto al potere assoluto dei mass media, dall’altro meno risorse economiche, e dunque meno soldi da spendere in pubblicità.

Come si esce da questo impasse? Soltanto avendo il coraggio di rischiare creativamente e di interagire con i propri clienti si può uscire vittoriosi dalla crisi.

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Alla fame di cemento delle nostre società occidentali si contrappone, quasi per un beffardo contrappasso, il proliferare di strutture abbandonate, costruite e mai utilizzate, spazi rovinati da edifici incompleti e lasciati a se stessi, tra detriti e sporcizia. Dall’osservazione del degrado delle aree urbane e metropolitane è nato il progetto (Im)possible living – e il sito impossibileliving.com – una sorta di censimento digitale delle incompiute nel mondo.

L’obiettivo di (Im)possible living, a parte il lavoro di catalogazione, è quello di sensibilizzare chi vive le città e vede ogni giorno quegli edifici abbandonati, e stimolare quanto possibile il recupero. Perché infatti costruire ex novo, quando ci sarebbero tante strutture da valorizzare e recuperare? Se lo sono chiesto i fondatori del progetto Daniela Galvani e Andrea Sesta, i quali, con uno spirito idealista, sperano che la community online possa corrispondere poi a una comunità reale sul territorio. Galvani è un architetto esperta di edilizia sostenibile, mentre Sesta un ingegnere che lavora per Vodafone.

Dopo il lancio del sito impossibleliving.com nel 2011, le segnalazioni sono fioccate, e dalle circa 350 del primo anno sono ora più di mille. Foto e informazioni sugli edifici non sono limitati all’Italia, in quanto anche molti utenti stranieri, soprattutto tedeschi, spagnoli, irlandesi e inglesi, hanno dimostrato di apprezzare il progetto basato sulla riqualificazione.

La seconda fase del progetto, o fase operativa, è quella di fare di (Im)possible living una start-up, con sette professionisti che analizzano il mercato immobiliare per appurare se i recuperi siano poi effettivamente praticabili nella realtà, contattando i proprietari e cercando il dialogo con le comunità locali. Una bella svolta che dal virtuale rende più bello e abitabile il nostro ambiente reale.

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Un’interessante indagine condotta da Audiweb ci porta a riflettere sul rapporto tra gli italiani e il web. Un rapporto che a prima vista stupisce, se paragonato a quello di altri Paesi, dato che in Italia sono più presenti gli uomini sul web, rispetto al gentil sesso. Ma attenzione, un altro dato stupisce ancora di più: nel corso del mese di gennaio 2013 infatti si è registrato un grosso incremento di over 55 collegati alla rete: il 17% in più uomini e il 22% in più donne.

I dati si riferiscono a quei 29,6 milioni di utenti che si sono collegati da pc in internet e rivelano come nell’arco di un anno l’audience in rete sia cresciuta del 10,2%. La fascia d’età compresa tra i 35 anni e i 45 anni è stata quella più rappresentata, ma se si considerano gli utenti che navigano via dispositivo mobile, sono i più giovani a trionfare. Le donne più mature vengono attirate dal web e sono le donne del resto che alimentano l’e-commerce. Eppure non sembrano poi subire tanto il fascino del social network per eccellenza, l’onnipresente Facebook. Se i maschietti italiani amano mostrarsi su Facebook, in realtà la maggior parte degli utenti italiani naviga alla ricerca di video: si parla di 49 milioni di video visti con una media di 26 minuti e 38 secondi a persona.

Su Youtube la popolazione sembra essere quella che va dai 30 ai 40 anni. Una popolazione eterogena, di diverse etá e che naviga da diversi dispositivi, sia fissi che mobile, è questo lo specchio dell’Italia connessa.

La fotografia che ci mostra Audiweb quindi è molto più sfaccettata rispetto al cliché che vede il ragazzino attaccato allo schermo: anche la sua mamma ama navigare sempre di più.

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