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Il Comitato Referendario Si Acqua Pubblica si e’ costituito nel dicembre 2009 ed e’ stato registrato presso l’ Ufficio del Registro di Torino il 4 gennaio 2010.
La sua sede e’ a Torino.
Il recente gravissimo episodio di privatizzazione dell’acqua a colpi di fiducia, la conseguente usurpazione dei poteri locali di gestione del territorio nell’ interesse pubblico, e l’ennesimo sacrificio del bene comune agli interessi economici multinazionali che mirano allo sfruttamento economico di breve periodo di ogni risorsa, impongono a tutte le forze politiche e culturali responsabili un atteggiamento serio, propositivo, ed intransigente.
Il tema dei beni comuni (ambiente, acqua, paesaggio, risorse naturali) e della loro tutela anche giuridica nell’interesse delle generazioni future costituisce, infatti, la sfida più importante del prossimo futuro, una sfida che gli elettori possono essere in grado di capire, premiando le politiche che la affrontano con serietà nell’interesse di tutti.
Il nostro Comitato intende frasi promotore di una coalizione di forze politiche e culturali più ampia possibile che si oppone ad un modello di sviluppo insostenibile e ne propone uno nuovo.
La buona gestione del patrimonio pubblico (infrastrutture, grandi reti, frequenze, proprietà intellettuale, slot aeronautici, beni culturali) e non il suo smantellamento può offrire le risorse economiche necessarie per un’inversione di rotta rispetto alla protratta illusione nella capacità del settore privato di investire significativamente nelle infrastrutture. E’ fondamentale iniziare una campagna di autentica sensibilizzazione dell’opinione pubblica circa l’importanza di un’organizzazione sociale rispettosa dei beni pubblici e comuni, essenziali per la sopravvivenza equilibrata della nostra specie su questo pianeta. Un serio dibattito su questi temi non può che influenzare positivamente la pubblica opinione educandola a respingere politiche fondate sullo sfruttamento economico nell’interesse di pochi e premiando invece quelle volte alla gestione pubblica del patrimonio comune nell’interesse di tutti.
La nostra azione politica e culturale, portata avanti in tutte le sedi, incluso l’utilizzo dello strumento referendario di cui all’Art.75 Costituzione, deve tutelare questi beni che appartengono a tutti che da tutti devono essere goduti. Finita con la crisi l’ubriacatura neo-liberista, bisogna asserire con rinnovata convinzione che la gestione del bene comune non può sottostare alla mera logica del mercato ma soltanto a quella dei bisogni, della solidarietà, della civiltà e del rispetto. In questo modo il compromesso alto fra cultura popolare e socialista, che portò alla promulgazione degli artt. 42 e 43 della Costituzione, potrà fondersi con la cultura ambientalista e con la sensibilità dei nostri tempi. Da questa sintesi virtuosa di culture, declinate su battaglie concrete, potrà emergere un vero rinnovamento di un quadro politico alquanto desolante.
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